A tutti è capitato almeno una volta di bere dell’acqua in bottiglia. Il materiale più diffuso con cui viene confezionata oggi è il PET. Si tratta del polietilene tereftalato o polietilentereftalato ed è una resina termoplastica adatta al contatto con gli alimenti, della famiglia dei poliesteri. Viene indicato anche con le sigle PETE, PETP o PET-P e il brevetto per le bottiglie risale al 1973.

Le materie prime di cui è composto il PET sono derivate dal petrolio greggio e, grazie alla facilità di lavorazione, è ampiamente utilizzato per contenere acqua, bibite, detergenti e cibi.

Si consiglia di conservare le bottiglie in PET in luogo fresco, pulito e asciutto, lontano da luci forti e fonti di calore che favoriscono il processo di degradazione del PET. Inoltre, sulle bottiglie è incisa una data di scadenza in quanto con il passare del tempo il materiale tende ad “invecchiare” e usurarsi, diventando sempre più fragile, con aumento della possibilità di migrazione delle sostanza verso l’alimento contenuto (Fonte: lettera43.it).

Spesso, però, capita di vedere casse d’acqua stoccate a cielo aperto sotto il sole o anche solo trasportate dentro i camion d’estate per moltissime ore. Cosa può succedere all’acqua contenuta all’interno? Lo studio “Ying-Ying Fan et al., Effects of storage temperature and duration on release of antimony and bisphenol A from polyethylene terephthalate drinking water bottles of China. Environmental Pollution, 2014; 192: 113 DOI: 10.1016/j.envpol.2014.05.012”, riportato su quotidianosanita.it, dichiara che l’acqua imbottigliata in PET e conservata per qualche settimana ad alte temperature presenta una maggiore concentrazione di alcune sostanze chimiche, come il bisfenolo A (Bpa) e antimonio, rilasciate dal materiale. Bere acqua che ha subito questo shock termico occasionalmente non arreca danni permanenti alla salute ma a lungo andare gli effetti potrebbero essere avversi soprattutto nei soggetti più a rischio (anziani e bambini).

Altro aspetto da tenere in considerazione è il riuso. A volte, infatti, terminata l’acqua si tende a riempire nuovamente la stessa bottiglia. Questa è una prassi da evitare, come spesso evidenziato in etichetta, per evitare pericoli microbiologici. Quando una bottiglia di plastica si svuota, infatti, possono aderire alle superfici interne funghi o batteri e, riempiendola nuovamente, questi elementi di disciolgono nell’acqua e finiscono nel nostro corpo (Fonte: viverepiusani.it).

Il PET, infine, pur essendo un materiale rivoluzionario per la sua duttilità non è il migliore amico dell’acqua o, meglio, non lo è in determinate condizioni che, da consumatori, non ci è dato conoscere: quante ore in camion ha trascorso? Quanto tempo è rimasta sotto il sole durante lo stoccaggio?

Il materiale ideale con cui conservare l’acqua è il vetro, più costoso certamente, ma più salutare perchè non rilascia sostanze e non conferisce odori particolari a quello che contiene. Meglio ancora se al suo interno mettiamo dell’ottima acqua km zero, magari filtrata e addizionata di CO2, a seconda del nostro gusto personale.

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